Votare per il nostro futuro, astenersi per chi?

La parola “referendum” mi fa ancora ribollire il sangue perchè mi riporta alla mente in particolare l’ultima consultazione in cui il quorum non è stato raggiunto, su un quesito che, in quanto donna (ma cosa c’entra, in quanto essere umano), mi stava particolarmente a cuore, quello del 2005 sulla fecondazione assistita che avrebbe dovuto abrogare la famigerata Legge 40. Allora, come oggi, chi avversava il quesito (governo e Chiesa, in primis) usò senza remore la tecnica dell’incitamento all’astensione, cavalcando, il primo la naturale inclinazione di molti italiani a partecipare poco e svogliatamente alla vita pubblica (che poi è sinonimo di NOSTRA vita) e la seconda il seguito dei cattolici, un po’ in obbediente buona-fede, un po’ in irritante bigottismo.
Questa legge, purtroppo in vigore perchè il quorum non fu raggiunto, mette il nostro paese (tanto per cambiare) in coda a tutti i paesi europei e a molti paesi extraeuropei direi prima di tutto sul piano del rispetto della donna e della coppia, e poi sul piano della ricerca, anche se un po’ mitigata nella sua iniquità da una sentenza della Corte costituzionale. Però questa è un’altra storia, una storia che spero in un futuro non tanto lontano potrà avere un’evoluzione diversa.
Mi preme invece parlare dell’astensione, e di quanto possa essere dannosa molto più per chi la pratica che per chi la evoca.
Certo, incitare a NON fare qualcosa è certamente più convincente, accarezzare quella parte di noi che, dopo che magari ci siamo anche infervorati e abbiamo appoggiato a parole una causa, tende a lasciarsi andare, a dire “ma si, ma in fondo non è il mio voto che cambia le cose“, o “ho avuto una settimana nera, vuoi vedere che devo caricarmi anche il peso della vita politica, ci sono i politici a posta, che lavorino“, o “certo, non vorrei mai il nucleare in Italia, ma se vado a votare vado contro la mia parte politica“.
Sono obiezioni umane, su cui ovviamente io dissento, ma che possono essere parte ed effetto delle nostre debolezze.
Però, se siete ancora indecisi, o questi pensieri vi sono già passati per la testa, o vi state chiedendo chi cavolo abbia ragione tra sostenitori del referendum e contrari, provate a pensare “cui prodest?”: a chi giova l’astensione? E a chi gioverebbe il raggiungimento del quorum?
L’astensione gioverebbe al singolo cittadino?
Un’altra consultazione popolare verrebbe privata di significato, con il pericolo che in futuro non ci sia più data la possibilità di esprimerci in prima persona, e consideranto la legge elettorale che abbiamo, che non ci consente di scegliere un bel niente, questa non è una bella prospettiva per la democrazia.
Le leggi nei quesiti non verrebbero abrogate, non per scelta di chi magari ha detto no, ma solo per ignavia e disinteresse nel proprio futuro, e in questo periodo soprattutto mi sento di chiedermi con preoccupazione, se non ci pensiamo noi al nostro futuro, chi volete che lo faccia?
A chi può giovare l’astensione, se non al governo in carica, che ha tutto l’interesse a
-tenersi libero, in un futuro non molto lontano (sappiamo tutti che la moratoria è temporanea) di poter tornare sull’argomento nucleare con argomentazioni che non hanno nulla di scientifico (e vi assicuro che mi sono impegnata a sentire le ragioni del no)
-preservare una legge che tutela la classe politica mettendola al di sopra dei comuni cittadini, ancora di più di quanto non lo sia già di fatto
-conservare due articoli di legge, quelli che riguardano la privatizzazione dell’acqua, che in teoria dovrebbero servire a migliorare l’efficienza del servizio di fornitura idrico e a evitare gli odiosi fenomeni di clientelarismo molto diffusi negli enti pubblici. Qualcuno di voi vive già in un Comune in cui l’acqua è gestita da una società privata? Ha visto dei miglioramenti? Io ho visto solo un aumento vertiginoso della mia bolletta, per un servizio uguale ed identico a quello che mi forniva il Comune.

E tutto questo lo otterrebbe semplicemente spingendoci a non fare, a non partecipare, a non interessarci del nostro futuro e della nostra stessa vita – perchè di questo si tratta, la politica non è una sezione di un telegiornale, le leggi condizionano e regolano ogni aspetto della nostra esistenza – spingendoci ad assecondare quella punta di ignavia che appartiene un po’ a tutti e che ci riesce così facile giustificare come se fosse un difetto veniale.
Io non ci sto ad essere usata così, e voi??
Vi segnalo il post di Sara (nella colonna a sinistra) in cui sono spiegate molto bene le ragioni del SI per il nucleare (ricordo che bisogna votare si per dire no, cioè per abrogare la legge che consentirebbe la costruzioni di nuove centrali in Italia) e quello di Stella di sale, in cui Stella con molte meno parole delle mie, e molta più efficacia, parla dell’importanza del voto.
PS2: sembra che le schede siano copiative, non sovrapponetele quando votate o rischiereste di invalidare le schede sottostanti
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6 Comments on “Votare per il nostro futuro, astenersi per chi?”

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