Terre del principe: la passione e l’ostinazione

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Sarà un grappolo

Doveva essere una spensierata domenica tra colleghi, un modo per stare insieme all’aria aperta, rilassarsi, e perchè no, mangiare (e bere) qualcosa di buono. E lo è stata in effetti: ma è stata anche molto di più.
E’ stato scoprire, a poche decine di km dalla città (e dalla suburb), un piccolo regno in cui a farla da padrone sono l’amore per la terra e la passione per il vino, un luogo in cui la cura per il dettaglio e la perfezione non contrastano assolutamente con un’atmosfera accogliente e rilassata, una collina dalla quale l’occhio si perde nel verde delle viti e dei campi, e poi più in là, fino ad incontrare il monte Taburno.

Terre del Principe è stata una bella scoperta, merito di Enrico, il collega neo-sommelier (eh, non ci facciamo mancare niente!) che ovviamente al momento giusto (e cioè già al primo calice) è stato spremuto a dovere perchè si esprimesse in tutta la sua professionalità nonostante il ravvreddore (è nei momenti difficili che si capisce quanto è eroica una papilla 🙂

Cos’è Terre del Principe? Un’azienda vitivinicola, recita la brochure. Ma io direi che è più facile raccontare chi è Terre del Principe, perchè nè i vigneti così come sono oggi, nè l’azienda esisterebbero senza Manuela e Peppe, e direi anche senza la loro tigna. Perchè solo tigna si può definire la pazienza e la volontà pervicace di aspettare (e contribuire ai) lunghi anni durante i quali si è riusciti a stabilire, con studi e analisi aprofondite, che quei vigneti sulle colline di Castel Campagnano erano antichi vigneti autoctoni. Ed è grazie a questa tigna che non solo le uve Palagrello, bianco e nero (rinomato vigneto del regno delle due Sicilie, poi scomparso con l’unità di Italia) e Casavecchia sono entrate nel catalogo nazionale delle uve da vino, ma molti dei proprietari terrieri della zona hanno cominciato ad “allevare” (perchè la vigna è un essere vivente, diceManuela, e le si confanno tutti i termini usati per gli esseri umani) queste uve creando aziende agricole e agriturismi, che hanno dato nuova vita all’intero territorio.

Peppe e Manuela hanno avuto il coraggio di lasciare alle spalle le loro precedenti “vite” di avvocato e giornalista enogastronomica (bè, Manuela continua a scrivere libri e articoli per qualche rivista “che le piace“), per dedicarsi alla viticultura, alla produzione vinicola e in seguito alla gestione del bed & wine, uniti da una comune passione, e, bè, certo, dall’amore reciproco (e la foto mossa qui sotto – pardon, ma la mia esperienza con gli umani è scarsissima 🙂 – li dimostra entrambi. A chi di noi non piacerebbe? Ma quanti di noi sono coscienti del lavoro, della cura, e della dedizione che questo comporta?

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Peppe e Emanuela: nella “bottaia” Peppe spiega come vengono prodotti i diversi vini

Allevare una vite significa prendersene cura da quando spuntano i primi tralci fino alla vendemmia, che lascia a terra senza pietà l’intero grappolo sul quale sia stato individuato un acino danneggiato (ci vogliono due persone, una per lato del filare, per avere una efficiente visione “tridimensionale”) per evitare che influisca seppure in modo minimo sul sapore del vino. Significa amare non solo i rami che porteranno i grappoli, ma anche tutte le erbe che crescono spontaneamente sul terreno -malva, finocchietto, borragine, lavanda – e che a quei grappoli daranno i loro aromi ed i loro profumi.
Significa curare ogni barrique (di rovere, francese) come fosse un figlio unico, monitorare con perizia e costanza la fermentazione e l’invecchiamento del vino, aspettare dicembre per cogliere gli acini appassiti che daranno corpo e dolcezza al Vigna Piancastelli.

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Barrique di rovere francese – il vasetto di vetro serve a proteggere il tappo da insetti e corpi estranei

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Riso, orzo e farro con pesto aromatico della principessa, prosciutto di maiale nero casertano con patate al forno, tazzine di ceramica vietrese, crostata di frutta con sorriso 🙂

Ma allora? Si mangia anche?
Certo che si, e qui viene il bello: Manuela cucina per i suoi ospiti, una cucina sapiente legata alla terra (tutti i profumi delle erbe “vignaiole” li abbiamo ritrovati nel tortino di riso, orzo e farro) e alle antiche ricette (fantastico il pasticcio di baccalà e scarola ripreso da un’antica ricetta di Ippolito Cavalcanti) e imprescindibilmente costruita intorno ai vini, la cui degustazione è guidata dai padroni di casa, e spiegata in modo godibile e totalmente accessibile anche agli eno-semi-analfabeti come me :). E la passione è contagiosa, che sia quella comunicativa ed esuberante di Manuela, o quella più compassata e razionale del suo principe. E l’amore?? Be’ c’è da sperare davvero che sia contagioso anche quello 🙂

Terre del principe
SP 325 SS. Giovanni e Paolo n.30
81010 – Castel Campagnano (CE)
Tel/fax: 0823867126
www.terredelprincipe.com

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18 Comments on “Terre del principe: la passione e l’ostinazione”

  1. grazie a tutti, spero di essere riuscita a far passare tutto quello che avevo in mente e negli occhi 🙂

    La cuoca pasticciona: a detta di Manuela, e a giudicare dal profumo, c'erano davvero tutte le erbe aromatiche delle loro vigne, insieme al basilico e all'olio ovviamente (pecorino no, non credo): la lavanda era in sottofondo e dava un profumo davvero speciale 🙂

  2. Che meraviglia!
    Grazie Cibou per avermi fatto scoprire questa azienda.
    E sempre una bella emozione leggere di persone che hanno una passione vera e sapiente per la terra…

    Sorrisi a grappoli,
    D.

  3. Castel Campagnano è un posto magico, ci sono stata anni fa per il matrimonio di un'amica, sembra un posto fuori dal tempo… spero di tornarci presto!!
    Un bacio

  4. Una storia di passioni,dedizione, amore per la terra. Il coraggio di ricominciare per fare qualcosa in cui si crede. Bello. Le storie che vorremmo vivere sulla nostra pelle.
    Grazie per tutte queste splendide sensazioni

  5. @Una zebra a pois
    e staccare dalla città ogni tanto ci vuole 🙂

    @Diletta
    Un sorrisone a te e buon viaggiO!!!!

    @Elisabetta
    io sono stata a Casertavecchia e devo dire che anche di là cominciano delle zone davvero belle, un po' di magia della natura a due passi (quasi) dal caos 🙂

    @Alex
    Brava. Le storie che vorremmo vivere sulla nostra pelle. Io mi rendo conto che mi mancano molte cose per riuscirci, tra le quali il coraggio 🙂
    Un bacio 🙂

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