Se questa è una festa

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Golfo di Salerno, Aprile 2009

In questi tre anni di blog credo di aver sempre glissato sulla festa delle donne, non mi ci sono mai soffermata, nè ideologicamente, nè gastronomicamente. Negli anni non sono riuscita ad elaborare una soluzione al rifiuto che il post adolescenza mi ha lasciato in eredità, un rifiuto ostile e quasi solido che in quel periodo si andava formando sottotraccia e a mia insaputa (si, come alcuni pagamenti di case per alcuni) e che si palesò ai danni del povero fidanzato di allora (che nonostante tutto, anni e anni dopo, è diventato mio marito) quando un otto marzo che si ricorda i miei vent’anni, e pure i suoi, si vide recapitare a casa una rosa rossa, alta, bellissima. Era il mio modo per mettere in pratica il consiglio “ditelo con i fiori”, ed il messaggio era “ho capito seppure mio malgrado e a mia insaputa (!) che festeggiare la festa delle donne mi dà notevolmente alle scatole, mi dà una sensazione di oppressione e rabbia più che di gioia, gradirei gentilmente che ti astenessi dal farmi gli auguri e regalarmi il rametto di mimosa, anche se so che sei animato dalle migliori intenzioni”.

Dirglielo a voce sarebbe stata un’opzione razionale e anche più efficace, immagino 🙂

Ad ogni modo, ogni anno cerco di riconsiderare il significato di questa ricorrenza e mi dico, che mimose e altre amenità a parte, non bisogna lasciar cadere un’occasione per ribadire quanta strada ci sia ancora da fare per i diritti delle donne, ed ogni anno mi rendo conto che la strada non si è accorciata quasi per niente.
Quest’anno ho la sensazione che addirittura abbiamo ingranato la retromarcia, eppure non mi sarebbe venuto affatto in mente di scrivere un post il giorno della festa delle donne sulla festa delle donne, se non fosse stato per un articolo letto oggi sul Corriere della Sera sui livelli si occupazione delle mamme europee.

Forse dovrei essere abituata a vedere l’Italia sempre nelle ultime posizioni per quanto riguarda i diritti civili e l’uguaglianza sociale, visto che succede così spesso, eppure non sono abituata affatto. Tra le donne francesi che hanno un figlio, la media di occupazione è il 78%. Quella delle donne italiane è il 59%. Sono diciotto punti percentuale che mi fanno contorcere tutti gli organi contorcibili per la rabbia, perchè vivo in uno Stato in cui l’importanza della famiglia viene sbandierata da qualsivoglia formazione politica per raccattare manciate di voti, per non parlare della Chiesa, ed ogni giorno mi scontro con realtà totalmente stridenti non solo con le belle intenzioni della classe politica, ma con i criteri minimi di società civile, quelli che consentirebbero forse all’Italia di essere un paese meno decrepito di quanto stia diventando.
Cosa dovrebbe stupirmi in questo tipo di articoli o classifiche più di quanto la realtà che vivo e che ho intorno non mi faccia già imbestialire? E come possono queste realtà che sono lampanti, essere così lontane dalla politica e dalle sue necessità più impellenti?
Asili nido comunali carenti i numero, in cui bisogna sperare di essere inseriti votandosi al santo indice ISEE, che sia clemente anche con chi -mica per santità, ma anche per forza- deve dichiarare ogni centesimo di entrata, asili privati con rette esose, orari di apertura/chiusura in entrambi i casi, che si combinano a fatica o per niente con quelli dei genitori, mettendoci in mezzo i tempi biblici per gli spostamenti che spesso sono necessari per spostarsi da dove si vive a dove si lavora e conseguente necessità di ulteriori baby sitting di supporto, stipendi per lavori full time che spesso, ma direi più che spesso, sono appena sufficienti per coprire le spese di cui sopra, o non lo sono affatto, mancanza di lavoro.

Certo, in molti casi ci sono i nonni che sopperiscono alle mancanze del welfare, dopo, o contemporaneamente ad aver tappato i buchi della disoccupazione e del precariato con le loro pensioni.
Nonni e genitori che contribuiscono a tenere sù quelle misere percentuali, già molto più alte di quanto dovrebbero essere. Nonni e genitori che purtroppo non tutti hanno la fortuna di avere vicini, o disponibili.
Così siamo un paese in cui la politica familiare è basata sulla fortuna. Fortuna di avere i genitori vicini, fortuna di abitare in una zona in cui ci sia un numero sufficiente di asili, fortuna di avere un lavoro decentemente retribuito e che non sia troppo lontano da casa, fortuna di raggiungere un minimo di stabilità economica e lavorativa in età pre-menopausa.

Un paese in cui avere un figlio è un privilegio, così affermò un ministro (suggerendo dopo, forse, “non possono avere figli e lavorare? Date loro delle brioches!”)
Io vorrei vivere in un paese diverso, un paese in cui il merito ed i diritti civili e sociali valgano più della fortuna, un paese in cui le donne non debbano scegliere tra la famiglia ed il lavoro, un paese in cui LA FAMIGLIA non sia solo una bandiera da sventolare all’occorrenza, un paese in cui non ci sia ogni giorno qualcuno che cade dal pero, guarda l’ultima statistica e se la conserva per poterla utilizzare nel prossimo dibattito televisivo, non si sa mai che funzioni.
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19 Comments on “Se questa è una festa”

  1. Cibo, con me sfondi una porta aperta…non sai quanto il “vorrei vivere in un paese *” lo sento molto molto vicino in questo momento, per tanti motivi che non sto qui a scrivere. La festa delle donne non mi è mai importata, ma quando mi hanno regalato fiori li ho sempre accettati con gratitudine, lo ammetto. Il fatto è che però tipicamente proprio me ne dimentico della festa delle donne. L'anno scorso, registro un esame e uno studente andando via mi fa “e auguri” con il suo sorriso migliore e in tutta sincerità…E così mentre ringraziavo pensavo “chissà perché mi ha fatto gli auguri”. 🙂

    Anche alla mia veneranda età continuo a sperare in un mondo migliore, ma a volte perdo le speranze…

  2. un post da standing ovation. condivido ogni parola. a ventanni (e anche a trenta) ho sempre celebrato l'8 marzo, perchè si celebra e non si festeggia, con le amiche in casa per sentirci fiere di essere donne. adesso non celebro +, continuo a non sopportare le mimose omaggiate ovunque, pure al supermercato, ma mi passa via, come un giorno qualunque..sono disillusa, ma credo sempre nelle donne che sono una risorsa mamme o non mamme, lavoratrici o no.
    un bacione

  3. quoto tutto!!!

    aggiungo che, oltre ai servizi, ci vorrebbe anche una politica del lavoro diversa, che venga veramente incontro alle famiglie con figli.
    io prima di fare l'insegnante, ho lavorato dieci anni nel privato. anni nei quali i miei figli sono cresciuti fra asili nido (vivo in una città abbastanza fortunata, da questo punto di vista) e baby-sitter. anni in cui ogni malattia dei bambini è stata un incubo, più per l'organizzazione delle giornate che per la preoccupazione per la loro salute.
    ma tutto ciò non è interessante, per la politica 🙁

  4. buongiorno e … grazie di questo post, ogni anno mi rendo conto che sempre più donne la pensano come me, gli anni scorsi ho espresso sul blog la mia visione sulla 'festa' delle donne…era nata come 'giornata della donna' ma poi la componente commercializzabile dell'evento ha avuto la meglio e allora vai con la 'festa' e allora vedi che ormai una buona parte di quelle donne che 'festeggiano' manco conosce il perchè e il come nasce questa giornata…politica del lavoro per famiglie??? un sogno qui al Sud, lavoro nel privato e rispecchio la situazione che hai perfettamente descritto, posso 'permettermi' di lavorare (con la mia laurea in lingue però l'unico lavoro decente che ho trovato è quello di segretaria part-time presso uno studio medico!) e con il mio stipendio pagare l'affitto e contemporaneamente avere anche un figlio, ma non più di uno, perchè ci sono i miei Santi genitori che mi aiutano…e allora è inutile che si parla di famiglia solo quando ci si deve 'lavare' la faccia…qui la politica della famiglia NON ESISTE!
    scusa lo sfogo ma lo spunto era oltremodo interessante…
    buonissima giornata
    dida

  5. Chapeau! Brava, davvero, sposo ogni parola che hai detto. Nel nostro paese tutto si basa sul presupposto che ciascuno di noi abbia un familiare (genitore o suocero) nullafacente in quanto pensionato, ma ancora abile, per: guardare i nipotini, andare alle poste a mandare la raccomandata con il certificato medico se sei malata, andarti a fare la spesa per permetterti di rimanere a casa in orario di visita fiscale sempre nel caso tu sia malata… potrei continuare per ore, ma il mio mal di testa peggiorerebbe, incentivato dalla rabbia. E questo è il governo che dichiara di difendere il valore della famiglia non riconoscendo le unioni more uxorio e quelle omosessuali. Perché, la famiglia tradizionale di quali privilegi gode?

  6. Hai scritto un gran bell'articolo. Lucido, non cedevole al clichè di turno, di carattere ma non per questo non dolce. Centri il punto con amarezza ma non lasci cadere la visione di una strada nuova e migliore da percorrere.
    Di mio posso solo dire che HAI ragione. Non tralascerei, ma non per sterile polemica, anche quella parte di donne che contribuisce ad affondare il proprio ruolo “di donne” nella società e con questo non mi riferisco alla velina di turno quanto addirittura alla generazione precedente. Ieri leggevo un articolo sulle cosidette “mamme delle starlette di turno” una cosa eticamente e moralmente inaccettabile per tutti.
    Molto bella la foto. Ci sono le nuvole, minaccia di piovere…ma in distanza c'è il mare 🙂

  7. Sante parole Elvira cara, sembra tu me le abbia tolte di bocca.nel nostro apese si è capaci solo di urlare, litigare, prevaricare, fregare, sprecare…tutte energie e risorse che potrebbero essere utilizzate per migliorare la situazione della famiglia e della donna.Nons ai che rabbia mi sale ogni volta che sento certe notizioe e…vedo certe igieniste dentali in palestra…argh!Io la mimosa la amo, la trovo un fiore bellissimo.te ne regalerei un rametto con affetto ed amicizia, perchè sei una donna vera.Ti abbraccio sara

  8. cibou, se ti candidi tu io ti voto, sappilo. 🙂
    ne parlavo proprio oggi col mio fidanzato: non è possibile tollerare ancora che prima di assumere una donna in età fertile il datore di lavoro si debba porre il “problema” di un'eventuale gravidanza. ma stiamo bestemmiando? come può, in una società cosiddetta “civile”, passare ancora l'idea che un bambino in arrivo possa essere un problema per la macchina del lavoro? mi sento tanto impotente, non so che cosa fare.
    buona fortuna a tutte -_*

  9. @Aiuolik
    ma anche io apprezzo la gentilezza, figurati, oggi un collega ha portato un rametto del suo albero quasi scusandosi, ma figuriamoci, è stato un pensiero molto gentile, basta che si vada oltre 🙂

    @fantasie
    🙂

    @Giò
    nell'autobus sentendo parlare le ragazzine mi sono ricordata dei miei otto marzo a scuola e mi sono intenerita 🙂

    Le ricette dell'Amore Vero
    ciao, e benvenuta

    @La Gaia Celiaca
    infatti io ho parlato delle donne, ma queste difficoltà ovviamente sono familiari…per la politica è interessante ciò che porta voti, purtroppo

    @Dida70
    hai toccato il tasto dolentissimo del sud, tra gli altri….

    @Sarah FragolaeLimone
    vorrei che qualcuno mi dicesse che cavolo dici, ma dove vivi, no, eh???

    @Onde99
    bravissima, genitori in pensione ma abili, che possibilmente possano viaggiare sui mezzi e portare in braccio un pupo….

    @Gambetto
    guarda quando ho letto quell'articolo ieri mi veniva da vomitare, ma sul serio….

    @Saretta
    dopo aver letto il tuo commento mi hanno portato un rametto di mimosa e ho sniffato il suo profum tutto il giorno, quindi idealmente è come se l'avessi fatto!

    @sara
    certo dovremmo estinguerci, questo ci meritiamo, visto che il “peso” e la responsabiità della procreazione è tutta sulla donna, piantiamola di riprodurci e basta, no???

  10. Asili nido aziendali, telelavoro,flessibilità dell'orario, gestione dei tempi lavorativi che tenga conto della vita privata (che agli uomini evidentemente non interessa)sono temi che per almeno trent'anni ho cercato di portare avanti nel mio piccolo per migliorare la condizione lavorativa delle donne. Non ho risolto naturalmente nulla (com'è sotto gli occhi di tutti) ma non bisogna mollare, tenere duro e crederci. ZG

  11. @zetagi
    e non molliamo e teniamo duro e crediamoci, ma qui pensano di risolvere con le quote rosa il problema del lavoro femminile, non ci siamo proprio 🙁

    @Il cucchiaio d'oro
    eh, eh, ma la famiglia è per metà barese e per metà salernitana… 😀

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