Datemi un panetto di brisée e vi risolleverò il buffet :)

TARTELLETTE BRIE, TOPINAMBUR E CIPOLLA DI TROPEA

Ricetta semplicissima questa, ma che mi è valsa ben due piccole scoperte, una delle quali abbastanza utile, l’altra completamente inutile, ma troppo sfiziosa 🙂

Comincio ovviamente dalla seconda, quella inutile (chi di voi, come me, comincia a leggere le riviste ed i quotidiani partendo dalla fine anzichè dall’inizio potrà comprendermi e soprattutto dirmi se si tratta di un disturbo patologico 🙂 che poi è inutile fino ad un certo punto, perchè mettiamo che vi troviate a Londra ed abbiate un impellente bisogno di topinambur: non avvicinatevi al fruttivendolo mimando un tubero bitorzoluto, ma chiedete con tutto il vostro aplomb un Jerusalem artichoke !:)

Questo è il nome inglese del topinambur, curioso ortaggio che in realtà non è un carciofo e non viene da Gerusalemme, bensì dall’America, da cui venne poi importato in Europa, e precisamente nei Paesi Bassi. Da qui l’ipotesi che Jerusalem fosse la storpiatura del nome della città Ter Neusen (e ci vuole davvero una fantasia fervida!!), che però ha anche una controipotesi che fa risalire il nome Jerusalem alla parola italiana girasole, visto che i suoi fiori assomigliano a dei piccoli girasoli.

L’altra scoperta, direi veramente dell’acqua tiepida, è che uno stampo di silicone per muffin, o, come in questo caso, a semisfere, evita l’operazione tediosissima di imburrare gli stampini (che si solito sono anche scannellati!!!) per le tartellette, il che per me non è affatto di secondaria importanza 🙂

Se l’entusiasmo ancora non vi ha privato della concentrazione, e soprattutto dell’appetito, passo alla ricetta, liberamente ispirata alle tartellette al gorgonzola di Lydia: non ci sono le pere e non c’è il gorgonzola, un’interpretazione anarchica più che libera, ma col beneplacito dell’autrice sul fatto che il gorgonzola possa essere sostituito dal Brie (non ce la faccio davvero a mangiarlo, magari in un’altra vita…), e adattata ulteriormente per usare il topinambur, prima volta in assoluto che lo trovavo e che lo cucinavo.

La pasta brisée, non propriamente tale, l’ho tratta da L’ésprit d’un chef di Michel Roux, l’ho trovata una buona ricetta, la pasta è sufficientemente malleabile e dopo la cottura è friabile ma non “fragile”.

PS: Mi è venuto proprio ora in mente che potrebbero tornare utili ad una certa amica mia per un certo buffet…..Cla, che ne dici??? :))

Pasta brisée (Michel Roux)
250 g di farina 00
160 g di burro (140) tagliato a pezzetti
1 uovo
5 g di sale fino (mezzo cucchiaino)
un pizzico di zucchero
1 cucchiaio di latte freddo

Per la farcia
1 topinambur (circa 25o g)
120 g di brie
160 g di crème fraiche
latte q.b
1/2 cipolla di Tropea affettata sottilmente

Tempo di preparazione: 50 minuti più un’ora di riposo

Preparare la pasta brisè impastando velocemente tutti gli ingredienti tranne il latte: solo se necessario aggiungerne un po’ per ottenere un impasto omogeneo. Avvolgerlo in un foglio di pellicola e far riposare in frigorifero per un’ora.
Pelare il topinambur e metterlo in una pentola con acqua fredda. Portare a bollore e cuocere fino a quando il tubero diventa morbido (circa 20-25 minuti). Quando è freddo tagliarlo a fettine spessa 2-3 mm.
Preriscaldare il forno a 200 gradi.
Togliere la pasta brisée dal frigo e stenderla su una spianatoia infarinata in una sfoglia di 2-3 mm di spessore. Rivestire con essa delle formine per tartellette imburrate o degli stampi di silicone (io ho usato uno stampo con 6 semisfere) e punzecchiare il fondo.
In una ciotola diluire la crème fraiche con un po’ di latte ed un pizzico di sale.
Mettere sul fondo di ciascuna tartelletta un pezzetto di Brie, coprire con un cucchiaino di crema e disporre sulla superficie qualche fettina di topinambur e qualche striscia di cipolla.
Cuocere per circa 2o minuti.

Quiche e torte salate

Torta salata soffice in pasta strudel

Quiche ai carciofi

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TARTLETS BRIE CHEESE, JERUSALEM ARTICHOKES AND RED ONIONS FROM TROPEA

Ing: Pate brisée (pie dough) de Michel Roux
250 g plain flour
160 g butter cut into pieces (140 g)
1 egg
5 g of salt (half a teaspoon)
a pinch of sugar
1 tablespoon of cold milk

For the filling
1 Jerusalem artichoke (circa 25th g)
120 g Brie cheese
150 g crème fraiche
milk
1/2 Tropea red onion thinly sliced

Time needed: 50 minutes + 1 hour of refrigerator

Prepare the pate brisée: quickly knead all ingredients except milk, and only if necessary add a little to obtain a homogeneous dough. Wrap in a sheet of plastic film and put in refrigerator for one hour.
Peel the Jerusalem artichokes and place them in a saucepan with cold water. Bring to boil and cook until the tuber becomes soft (about 20-25 minutes). When cold, cut into slices 2-3 mm thick.
Preheat the oven to 200 °C (392°F).
Remove the dough from refrigerator and roll out on a floured work surface to f 2-3 mm thick (1/10 inch). Fit dough into buttered tartlets or silicone molds (I used a silicon mold with 6 hemispheres) and prick bottoms with a fork.
In a bowl, dilute the crème fraiche with a little milk and a pinch of salt.
Put on the bottom of each tartlet a piece of Brie, cover with a tbs of cream on the surface and some slice of Jerusalem hartichoke and a few strips of onion.
Bake for about 20 minutes.

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37 Comments on “Datemi un panetto di brisée e vi risolleverò il buffet :)”

  1. la seconda scoperta è geniale…e io devo iniziare a pensare che devo risolvere un buffet per la santissima gnoma in odore di comunione…che dici posso surgelarle prima??? un bacione

  2. Sono in piena si ntonia su : 1) leggere le riviste partendo dalla fine 2) cucinare i topinambur per la prima volta ieri (ma Nigella e Jaime Oliver li chiamano topinambur !), 3) trovare la pasta brisée versatilissima (formaggio grattugiato nell’impasto, et voilà il salatino), e persino 4) detestare imburrare gli stampini (mi faccio violenza sciogliendo il burro al microonde ed usando il pennello per alimenti).
    Bellissima tartelletta !

  3. Cibou, oggi stavo per pubblicare un post simile al tuo perchè anch’io ci ho dato dentro con la brisèe e i fingerfooddini (di zucca e salsiccia, nel mio caso) la settimana scorsa.
    Confesso che era la prima volta che facevo la brisèe in casa (maròòòò!!!)…il rotolo, in effetti era veramente molto comodo. Però il sapore scoperto con questo impasto fatto da me, non ha decisamente paragoni.
    Io ho seguito una versione con solo tuorlo e con l’acqua al posto del latte.
    Molto simile a quella di Felder che, seppur decantata come perfetta, non mi ha -sulla carta- convinta fino in fondo. Molto interessante l’origine del nome del topinambur, non lo sapevo…
    Un bacio e buona settimana (chissà se alla tua musa ispiratrice- al momento, ‘tacci sua, a Parigi!!!- fischieranno le orecchie…)

  4. Oh come mi piacciono!!! sapevo il nome dei topinambur, ma non tutte le informazioni relative alla sua nascita…invidia per gli stampini al silicone!!!
    Un bacione
    fra

  5. @Lo
    surgelarle gia’ pronte no…magari congela la pasta brisee tanto guarda che ci vuole davvero poco a prepararle! 🙂

    @fedeccino
    sull’1) ah ah! mi consolo!! sul 2)ho letto che si chiamano Topinabur anche in Francia, evidentemente anche gli americani prendono in prestito il nome piu’ comodo! 🙂

    @lenny
    erano gia’ buoni, ma cosi’ mi piacciono di piu’, non mi sembra neanche di averli fatti io!

    VALENTINA “cuoca” PER PASSIONE
    buoni e versatili 🙂 CIao!

    @Virginia
    mi sa che parli di quella di Knam che ha pubblicato Lydia (tacci…ah ah beata lei anzi loro!!!! :D) alla prossima provo pure quella 🙂

    @NIGHTFAIRY
    felice che ti piacciano!! :))

    @Saretta
    confermo la bonta’, e molta parte la ha il Brie con il suo sapore deciso 🙂
    Bacio!

    @Fra
    pensa che li avevo comprati per fare le delizie al limone, che invece ancora aspettano 😀

    @Gio
    io avevo solo uno stampo che mi ha delusa un po’, ma questo e’ fantastico 😀

    @Elga
    fedeccino dice che in America li chiamano anche topinambur, ma ormai mi sono affezionata a Jerusalem artichoke! 🙂

  6. Stupendi!… se vuoi variare forma alla tartelletta, prova a tagliare la brisè in tanti quadrati (regolati con il diametro degli stampini) e mettili negli stampini in modo che il centro del quadrato combaci con il fondo dello stampino e le punte del quadrato sporgano un pò, sono carini fatti così.

  7. Inizio a pensare che i topinambur che avevo trovato qualche tempo fa siano stati una fata morgana. Non li ho più trovati, ma da allora ho visto tante ricette sfiziose che avrei voluto provare. Credo proprio che dovrò andare a scavare nel giardino dei vicini, che li hanno. Questi fingerfood sarebbero i primi nella classifica delle ricette da fare.
    Baci
    Alex

  8. bellissimi!!!!!! i topinanbour sono di casa nel giardino di mio papà. Queste tartelette sono molto molto appetitose, la cipolla rosse è un bel complemento

    E ho recuperato le fotografie della fiera di san giuseppe di domenica e le ho postate!!!!

  9. @serena
    sicuramente la prossima volta farò queste semisfere “pizzute” 🙂 Grazie!

    @Alex
    io sarei fortemente tentata dal furto nell’orto dei vicini….. :))

    @michela
    visto che nome strano? :)) Ciao!

    @stefi
    grazie, troppo troppo gentile 😛

    @Barbara
    anche io ho scoperto solo ora che mi piacciono, ora non mi resta che ritrovarli per provare qualche altra ricetta 🙂

    @comidademama
    naaaaa..i topinambur nel giardino! Mi sembra un ortaggio così esotico, invece ho letto che la sua coltivazione è molto diffusa al Nord…grazie per avermi avvisata, le foto sono stupende!

    @Elisabetta

    dunque, sono come una patata che sa un po’ di carciofo, o di altra erbacea,,ma molto delicati, direi quasi neutri 🙂

    @Claudia
    ti piacciono?? sono contentaaa!!! TI bacio forte forte, buona serata!!! :**

  10. forse non avrò mai il coraggio di andare dalf ruttivendolo né per mimargli una roba bitorzoluta (!), né per chiedergli qualcosa di Gerusalemme e, ovviamnete, mi riferisco ai fruttivendoli/contadini abruzzesi….però, magari, sto topinambur lo cerco qui oltre il Po…un bacio. lety

  11. ahahahahha :)e con due panetti chissà cosa potresti fare :)))))))
    L’abbinamento mi sembra fenomenale… io poi il topinambur lo adoro!!! sono bellissimi anche i fiori che fa la pianta 🙂
    baci grandissimiii

  12. Heylà Cibou, aspetta aspetta, Jamie e Nigella sono inglesi, per questo ti scrivevo che loro li chiamano comunque topinambur. … pero’ a questo punto mi fai dubitare: forse ho visto una versione tradotta o sottotitolata 🙂
    Ciao, a presto !

  13. @Lydia
    ma belle!! On vous attends avec impatience!!! 🙂

    @Mikamarlez
    si, si, credo che a PAvia sia molto piu’ facile trovarlo, pero’ immaginarti mentre mimi il topinambur al fruttivendolo abruzzase e’ uno spasso!!! 🙂

    @Viviana
    i fiori della pianta di topinambur???? naaaaa…ora mi tocca cercare la pianta, o i semi, o il bulbo, insomma li voglio sul balconeee!!!! Un bacione!!

    @fedeccino
    ossignur non ci sto capendo piu’ niente, oggi ho scoperto che ho un teacher di inglese che e’ australiano, magari chiedo chiarimenti a lui?? O ci incasiniamo ancora di piu’???? 😀

    @salsadisapa
    e’ una brise’ anomala con l’uovo, ma mi sa che la adottero’! Baci!

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