E’ di nuovo l’8 marzo. Troppo, per me.

Ecco, è di nuovo l’8 marzo, ed io non ce la faccio a stare zitta.

Non volevo scrivere un post, cosa mai potrò scrivere, mi sono detta, che non verrà già detto e ripetuto alla nausea durante questa giornata, e poi hai un blog di cucina, non hai neanche una di quelle ricette rosa da legare ai diritti delle donne come uno di quei sacchetti di tulle per i confetti alle bomboniere, stai buona lì.

Eppure succede sempre così: il giorno prima penso che domani e l’8 marzo, e allora?, poi la mattina mi sveglio e comincio a leggere articoli disquisenti sul femminismo, e dove siamo arrivati con la parità, e la condizione delle donne e così via, faccio falsi sorrisi di circostanza ai colleghi che (per gentilezza, certo) mi fanno gli auguri, lasciandomi come al solito tradire dall’espressione del mio viso che rende perfettamente inutili i miei sforzi di dissimulare il fastidio, li faccio anche alle donne che mi fanno gli auguri, il sorriso è un po’ meno ringhio, ma sempre forzato.

Perchè la verità è che io l’otto marzo di ogni anno non posso fare a meno di arrabbiarmi, e non perchè di motivi ne abbia solo in questo giorno, ma perchè in questo giorno tutto è un continu sobillare, un continuo pungolare, un continuo sottolineare condizioni e situazioni perfettamente note.

La condizione delle donne sul lavoro, meno occupazione, stipendi più bassi

La condizione di (molte donne) in famiglia, che si sobbarcano la maggior parte del lavoro domestico, oltre a quello fuori

La condizione infelice di dover troppo spesso essere costrette a rimandare la maternità perchè magari si rischia di perdere il lavoro

La violenza sulle donne, che ha portato i gironalisti ad inventare quell’orribile parola che è femminicidio, parola che porta già in se l’essenza della disparità

Le condizioni di vita delle donne nel mondo, ancora assurdamente sottomesse e succubi, e vittime in tanti, troppi paesi.

L’immagine delle donne nel nostro paese, orribilmente precipitata a ruoli di condiscendenza (consentitemi l’eufemismo) decorativa

Tutti gli anni vorrei superare l’otto marzo in apnea, essere la scimmietta che nonvede-nonsente-nonparla, passare direttamente al 9 marzo e tornare alla normale quotidianità in cui posso gradualmente, volta per volta, infuriarmi per ognuna delle singole situazioni che rendono la parità un bene essenziale ancora lontano da raggiungere.

Perchè ad arrabbiarmi per tutto quanto insieme, in un solo giorno, non ce la faccio. E’ troppo.

 

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5 Comments on “E’ di nuovo l’8 marzo. Troppo, per me.”

  1. l’unica parità che ancora non è stata raggiunta è quella dentro le teste delle persone.
    perchè, la Parità è uno stato di fatto: è stata “ridotta” a “diritto da conquistare” proprio a causa del non voler riconoscere uno stato di fatto.
    io non voglio essere “pari” ad un maschio (uomo è già concetto diverso) perchè sono femmina e questo è sufficente. diversamente sufficente.
    ho sentito vaneggiare di “giornata della festa dell’uomo”: a chi vorrebbero sentirsi parificati….? l’antidoto alla cd invidia del pene?
    volevo che fosse una giornata serena, invece anche a me, mi tocca arrabbiarmi come sempre, con l’aggravante che nel festivo vale doppio!

  2. Condivido, condivido su tutta la linea, il tuo pensiero e quello del commento precedente! Come se le violenze, le disuguaglianze sul lavoro e quelle nel mondo non fossero sufficienti, l’ostacolo piu’ grande è quello nella testa delle donne stesse, aggiungo io. Di quelle che scelgono le scorciatoie, che si comportano da soprammobili, che si prostituiscono per una promessa di celebrità. Queste sono quelle che saranno nei locali, stasera, che festeggeranno non si sa bene cosa. “Noi”, invece, quelle che si arrabbiano perchè riflettono e vanno molto al di là della superficie, magari usciamo domani..! Un abbraccio!

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